Articolo Pubblicato il 21 luglio, 2020 alle 10:30.

Hanno raggiunto quota cinquantamila, di cui 252 purtroppo mortali, le denunce di infortunio sul lavoro a causa del Covid 19 pervenute all’Inail. A fare il punto sulla situazione della pandemia in ambito lavorativo il sesto report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto e pubblicato il 20 luglio 2020 con i dati aggiornati al 30 giugno.

 

Ben 50mila i contagi sul lavoro denunciati all’Inail al 30 giugno

A tale data le infezioni di origine professionale segnalate all’Inail risultavano 49.986, 965 in più rispetto alla precedente rilevazione limitata al 15 giugno: si tratta del 20.5% di tutte le denunce di infortunio pervenute all’istituto dall’inizio del 2020. Queste 50mila denunce sono concentrate soprattutto nel mese di marzo (53%) e di aprile (36,2%): il 7,6% sono afferenti al mese di maggio, l’1,7% a febbraio e l’1,5% a giugno.

L’analisi per sesso, età e distribuzione territoriale

Per il 71,6% i contagiati sono donne, il 28,4% uomini. L’età media è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (mentre è di 61 anni quella riportata dall’Istituto Superiore della Sanità per i contagiati nazionali). Il dettaglio per classe d’età mostra come il 43,8% del totale delle denunce riguardi la fascia 50-64 anni: seguono quelle 35-49 anni (36,8%), 18-34 anni (17,3%) e over 64 anni (2,1%).

Gli stranieri sono il 15,8% (otto su 10 sono donne); gli italiani l’84,2% (sette su 10 sono donne).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 56,2% nel NordOvest (con in testa la Lombardia con il 36,1%), del 24,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,3%), del 11,8% al Centro (Toscana 5,6%), del 5,7% al Sud (Puglia 2,5%) e del 2,1% nelle Isole (Sicilia 1,2%).

 

I settori economici più colpiti

Delle 49.986 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Navigazione e Agricoltura è di circa 600 unità.

Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) si conferma il più esposto registrando il 72,1% delle denunce; seguono l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,1%, il noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center,…) con il 4,2%, il settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,7% e le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con il 2,5%.

Le professioni più a rischio

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 40,6% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), oltre l’83% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,3% (l’81,6% sono donne), i medici con il 10,5%, gli operatori socio-assistenziali con l’8,7% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7%. Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (2,8%), addetti ai servizi di pulizia (1,8%) e dirigenti sanitari (1,1%).

 

Denunce di infortunio con esito mortale

Il monitoraggio alla data del 30 giugno 2020 ha rilevato 252 denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail (circa quattro casi su dieci decessi denunciati), di cui il 38,1% relativi a decessi avvenuti a marzo, il 56,3% ad aprile e il 4,8% a maggio. Rispetto al monitoraggio alla data del 15 giugno i decessi sono 16 in più, di questi 14 sono riferibili al mese di maggio e 2 al mese di giugno.

L’analisi per sesso, età e distribuzione territoriale

Per l’82,5% i decessi hanno interessato gli uomini, il 17,5% sono donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce). L’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), l’età mediana è 60 anni (59 per le donne e 60 per gli uomini, mentre è pari a 82 anni quella calcolata dall’Iss per i deceduti nazionali).

Il dettaglio per classe di età mostra come il 69,8% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni; seguono le fasce over 64 anni (19,5%), 35-49 anni (9,1%) e under 34 anni (1,6%).

Gli stranieri sono l’8,7% (sei su 10 sono maschi); gli italiani il 91,3% (otto su 10 sono maschi).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 58,3% nel NordOvest (Lombardia 44,8%), del 13,1% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,3%), dell’11,9% nel Centro (Lazio 4,4%), del 15,1% al Sud (Campania 7,1%) e dell’1,6% nelle Isole (Sicilia 1,6%).

I settori economici più colpiti

Il 92,5% dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 6,0% alla gestione per Conto dello Stato, mentre il restante 1,5% è ripartito tra Agricoltura e Navigazione.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 26,1% dei decessi, seguito dalle attività del manifatturiero con il 12,4%, dall’amministrazione pubblica e dal trasporto e magazzinaggio con il 10,5% ciascuno, dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 9,8%, dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e dalle costruzioni con il 5,9% per entrambe, dalle attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 5,2%.

 

Le professioni più esposte

L’analisi per professione dell’infortunato, infine, evidenzia come circa il 40% dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute (il 63% sono infermieri) con l’11,8% dei casi codificati e dei medici con il 9,3%, seguite dagli operatori sociosanitari (8,1%), dagli operatori socio-assistenziali e dal personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) con il 4,3% per entrambe e dagli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 3,7%.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,2%, gli addetti all’autotrasporto con il 6,2%, i dipendenti nelle attività di ristorazione con il 3,7%; gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e i direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca, con il 2,5% ciascuno.