Articolo Pubblicato il 22 giugno, 2016 alle 19:19.

TESTATA: Il Giornale di Vicenza.it – 15/06/2016

«Terremoto continuo, con boati che terrorizzano gli abitanti e autentici movimenti tellurici, che causano ingenti danni alle case, dove si sono aperte ampie crepe, provocate inequivocabilmente dall’esplosivo usato in cantiere della cava Marmo Grolla». È quanto denuncia Ermes Trovò dello Studio 3A di Venezia, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali a tutela dei diritti dei cittadini, cui si sono rivolte una trentina di famiglie di contrada Tommasoni. «L’obiettivo degli abitanti non è solo quello di ottenere un risarcimento dei danni materiali subiti dalle loro proprietà e di quelli esistenziali – prosegue la nota del titolare dello studio – ma soprattutto fermare questo stato di cose. Finora le loro segnalazioni, le richieste e le denunce non hanno prodotto risultati. L’8 marzo c’è stato un incontro al municipio di Cornedo, presente anche l’amministrazione comunale di Valdagno, perché la cava insiste per l’80 per cento in territorio di Valdagno, da allora sono passati ormai più di tre mesi, ma non abbiamo più sentito nessuno. Stiamo ultimando le valutazioni tecniche per intervenire in modo incisivo».

Che la situazione sia difficile, lo confermano anche alcuni residenti firmatari della denuncia, ma che hanno voluto mantenere l’anonimato. «Non se ne può più, si vive nel terrore, le mine scoppiano tre volte la settimana, lunedì, mercoledì e venerdì – hanno detto all’unisono, mostrando le crepe sulle case, secondo loro causati dalle volate delle mine -. Non capiamo come i sismografi siano stati collocati negli scantinati delle case invece che ai piani superiori. Le istituzioni poi stanno a guardare».

Un’accusa che il sindaco di Cornedo Martino Montagna rimanda al mittente. «Il Comune – spiega – segue la situazione di Tommasoni segnalando agli enti responsabili, ossia la polizia mineraria di Vicenza e la Regione Veneto, competente sulle cave, quanto accade su tre fronti: le esplosioni delle mine, la pericolosità del fonte della cava e il rumore. La segnalazione di eventi esplosivi di particolare intensità del 30 maggio, arrivata da un abitante, ha avuto dalla Provincia di Vicenza risposta già l’8 giugno». Nella relazione si legge che “sono state effettuate otto volate (ossia caricamenti di esplosivo, ndr), di cui cinque in cava Grolla e tre in cava Cengi, lo strumento presente in contrada Tommasoni ha registrato due eventi, il primo ha prodotto una vibrazione massima di 0,96 mm/s e il secondo di 0,44 mm/s; tali vibrazioni risultano nella norma rispetto agli eventi delle volate precedenti, non segnalate da alcuno degli abitanti”. «Nella riunione dell’8 marzo – prosegue Montagna – che io ho convocato, presenti gli amministratori di Valdagno e di Cornedo, la ditta Faba, la Provincia e gli abitanti, è stato preso l’impegno di informare i residenti non appena l’amministrazione provinciale avrà il quadro completo del monitoraggio. Il Comune ha il compito di salvaguardare la salute dei cittadini, se ci sono esposti, vengono inoltrati agli uffici cave della Regione. Nessun lassismo».