E’ arrivata fino a Venezia la mobilitazione per protestare contro l’inquinamento da Pfas che interessa un’ampia area del Veneto compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Nella mattinata di mercoledì 6 dicembre una quarantina di manifestanti si sono riuniti davanti a palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale: soprattutto mamme con figli, rappresentanti della Climate Defense Units e di Greenpeace. Hanno mostrato cartelli con slogan “acqua libera dai Pfas”, chiedendo un’audizione nel parlamento regionale, la cui seduta è iniziata alle 11. Nel frattempo, dall’altro lato del Canal Grande, in fondamenta della Salute, altri 50 attivisti hanno dato vita ad un presidio informativo per spiegare le ragioni dell’iniziativa contro l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche.

Com’è noto, i cittadini da mesi chiedono alle autorità regionali di fermare gli scarichi in Veneto, proponendo la bonifica immediata e la chiusura della Miteni di Trissino, l’azienda in provincia di Vicenza considerata la fonte principale dell’inquinamento. Non solo: a fronte di quello che si sta profilando sempre di più come un autentico disastro ambientale, oltre censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento da Pfas, si invoca l’adozione di livelli di sicurezza nell’acqua potabile in linea con i valori di riferimento più restrittivi per queste sostanze vigenti in altri Paesi.

Ma il confronto non ha avuto luogo. “Dopo ore di attesa di un incontro promesso – hanno commentato, amaro, alla fine gli attivisti – neanche una delegazione di tre rappresentanti è stata ricevuta. Se prima ci domandavamo da che parte stesse la Regione in questa vicenda adesso lo sappiamo: non certo da quella dei cittadini”.