Nel 2016 sono diminuiti i morti (3.283 contro i 3.428 del 2015, – 4,2%), ma sono aumentati gli incidenti con lesioni alle persone (175.791 rispetto ai 174.539 dell’anno precedente: +0,7%), così come i feriti (249.175, erano 246.920 nel 2015: +0,9%), e, soprattutto, i feriti gravi (oltre 17.000 rispetto ai 16.000 del 2015: +9%). E’ salito da 4,7 a 5,2 il rapporto feriti gravi/decessi, mentre i costi sociali sono stimati in 17 miliardi di euro.

Sono i dati essenziali del Rapporto annuale ACI-Istat, diffuso, quest’anno, con largo anticipo, lo scorso 27 luglio, grazie ad una migliorata tempestività nella rilevazione, per supportare la pianificazione di adeguati interventi di sicurezza stradale alla vigilia dell’esodo estivo.

Un rapporto che restituisce un quadro a due facce. Per la prima volta dopo due anni, si registra una diminuzione significativa delle vittime sulle strade, segno che le azioni intraprese, anche sul fronte normativo, stanno dando dei risultati, ma per contro non va abbassata la guardia e vanno moltiplicati gli investimenti sul fronte della sicurezza: per la prima volta dal 2001, infatti, gli incidenti e i feriti registrano un incremento, rispettivamente +0,7% e +0,9% in confronto all’anno precedente. Aumentano soprattutto i feriti gravi: sulla base dei dati di dimissione ospedaliera, sono stati oltre 17mila contro i 16mila del 2015 (+9%).

Ma non è l’unico elemento preoccupante a emergere dal rapporto. La fascia d’età più a rischio resta quella dei giovani tra 20 e 24 anni (260 morti), seguono 25-29 e 45-49 per gli uomini (194 e 195) e 75-79 per le donne (62). Nel 2016 si sono inoltre registrate 10 vittime in più tra i bambini da 0 a 14 anni (49 rispetto ai 39 dell’anno precedente: +25,6%), e un crescita consistente si è avuta anche per la classe d’età 90 anni e oltre (72: +20%).

Altro elemento allarmante, l’aumento dei morti ha riguardato in modo particolare i ciclomotoristi (116: +10,5%) e i ciclisti (275: +9,6%). I più a rischio si confermano gli utenti vulnerabili (pedoni e due ruote), che rappresentano quasi il 50% dei decessi (1.618 su 3.283). Per contro, sono stabili gli automobilisti deceduti (1.470, +0,1%) mentre risultano in calo motociclisti (657, -15,0%) e pedoni (570, -5,3%).

Ma dove si verificano con più frequenza i sinistri? Nel 2016, è aumentato il numero di incidenti in tutte le tipologie di arterie (+2% in autostrada, +1,2% su strade extraurbane e +0,5% su strade urbane), mentre sulla diminuzione del numero di vittime pesa soprattutto il calo registrato su autostrade (comprensive di tangenziali e raccordi autostradali) e strade extraurbane (274 e 1.546 morti; -10,2 e -4,6% sull’anno precedente).  Una flessione più contenuta si registra, di contro, sulle strade urbane (1.463 morti;-2,6%). Più consistente la diminuzione nei grandi Comuni nel complesso, per i quali il numero di morti nell’abitato diminuisce del 6,5 %.

Distrazione, mancata precedenza e velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente (complessivamente il 41,5% dei casi). Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (21.780), manovra irregolare (15.924), comportamento scorretto del pedone (7.417): rispettivamente il 9,8%, il 7,2% e il 3,3% del totale.

Sulle strade urbane la prima causa è il mancato rispetto di precedenza o semafori (17,4%), seguito dalla guida distratta (15%); su quelle extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (19,6%), velocità troppo elevata (15,3%) e mancata distanza di sicurezza (14,7%).

Sostanzialmente invariate nel 2016 le principali violazioni al Codice della Strada sanzionate dalle Forze dell’Ordine: al primo posto la velocità (2.660.951), seguita dal mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (196.358), l’assenza di copertura rc-auto (173.298) e l’uso del telefono alla guida (158.753).

Quanto ai periodi più rischio,  luglio si conferma il mese più pericoloso, con il maggior numero di incidenti in tutti gli ambiti stradali (16.981). Seguono maggio e giugno con 12.072 e 11.704 incidenti sulle strade urbane; 4.074 e 4.036 su quelle extraurbane. Luglio ha anche il triste primato del maggior numero di vittime (367). Seguono agosto per le strade urbane (150),  e agosto e giugno per quelle extraurbane (188 e 182). Di notte si verifica il 13% degli incidenti e circa il 25% dei morti, nelle ore serali del venerdì e del sabato si rischia di più.

Questi dati vanno tuttavia inquadrati anche in un contesto di generale ripresa della mobilità: lo scorso anno le prime iscrizioni di veicoli sono aumentate del 18,2% rispetto al 2015, mentre il parco veicolare dell’1,4%. Cresciute anche le percorrenze autostradali: +3,3%, con oltre 82 miliardi di km percorsi.