L’ipotesi di reato contestata è pesante: concorso omissivo in atti persecutori. E’ un segnale forte quello lanciato dalla Procura di Pordenone nell’ambito del fascicolo aperto dopo il tentato suicidio di una studentessa dodicenne perseguitata da una bandi di bulli nella sua scuola. Fascicolo che ora non è più contro ignoti: a finire indagata, infatti, è l’allora dirigente scolastica dell’istituto dove si sono verificati i fatti, la quale non sarebbe intervenuta per fermare una condotta lesiva nei confronti di un’alunna che frequentava la scuola da lei diretta, venendo meno a un suo preciso dovere giuridico. La Procura della città friulana nel provvedimento individua i non trascurabili profili di responsabilità che hanno in queste vicende i dirigenti scolastici, che dovrebbero invece ricoprire un ruolo di garanzia e tutela nei confronti degli studenti, specie se vittime di ripetuti atti persecutori. “Il problema è che il sistema scolastico non tutela i ragazzi più fragili” conclude il Procuratore, Marco Martani.

Una lacuna preoccupante, tanto più alla luce degli altrettanto allarmanti dati sul fenomeno. Secondo una recente indagine condotta dall’Istat, nel 2014 poco più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono addirittura con cadenza settimanale.

Entrando nel dettaglio, hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).

Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del Paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord.

Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra la vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo “diretto” e “indiretto” (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%).

Numeri che fanno pensare.