Grave inquinamento in Lucania, Eni chiede di patteggiare

Eni: tra i numerosi e gravi casi di inquinamento ambientale in Italia, spicca anche quello legato al Centro Oli di Viggiano, in provincia di Potenza, in Basilicata.

E’ dei giorni scorsi la notizia che l’Eni ha chiesto di patteggiare dopo aver ammesso lo sversamento nel sottosuolo di oltre 400 tonnellate di greggio proveniente, appunto, dal Centro Oli di Viggiano. I legali della compagnia petrolifera nell’incontro avuto prima di Ferragosto, avrebbero proposto un patteggiamento ai Pm della procura di Potenza, impegnati a tirare le somme sugli accertamenti avviati dal Noe e a chiudere le indagini preliminari dopo la denuncia dei gestori del depuratore del Consorzio industriale, allarmati per la comparsa di macchie scure nelle vasche di raccolta delle acque bianche dell’area industriale di Viggiano. Al momento sul registro degli indagati figurano, oltre all’azienda, anche due suoi dirigenti, che rischiano condanne fino a sei anni di carcere a fronte del reato contestato, quello di inquinamento ambientale.

Il CoVa di Viggiano, in val d’Agri, fermo dal 18 aprile, ha riaperto nei giorni successivi alla delibera del 17 luglio scorso con cui la regione Basilicata ha autorizzato la rimessa in moto degli impianti. Lo stop di 90 giorni era stato deciso proprio dal governatore lucano Marcello Pittella, in seguito al riscontro di “inadempienze e ritardi” da parte di Eni.

Durante questo periodo di stop le prescrizioni imposte alla compagnia petrolifera sarebbero state rispettate. Una su tutte la realizzazione del doppiofondo al secondo dei quattro serbatoi del centro olio. Cosa che ha consentito la riapertura. Gli altri due che ne sono sprovvisti, infatti, non sono in funzione e non lo saranno fino a quando non ne saranno dotati. La loro messa in funzione, poi, dovrà essere comunicata con un preavviso di almeno 15 giorni.

Intanto però l’Arpab, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata, dal giorno della riapertura ha inviato due tecnici per monitorare le attività dell’impianto. Durante questa fase transitoria ogni giorno i due tecnici Arpab sono stati nel CoVa per effettuare tutti i controlli sulle prescrizioni date. In questa fase si sono verificati dei superamenti in termini di emissioni di odori e di inquinamento acustico. Emissioni che infatti non dovrebbero più verificarsi una volta che l’impianto sarà a regime, a quanto dichiarato dall’azienda.

Ma la preoccupazione per la riapertura del Centro Oli resta. Secondo l’ingegner Antonio Alberti e gli altri esperti che si occupano da tempo dell’ambiente in Basilicata, il CoVa non avrebbe dovuto riaprire anche perché la perdita di idrocarburi è stata classificata come “incidente rilevante”. Il team di esperti ha inviato una richiesta formale a istituzioni locali e ministero dell’Ambiente per l’annullamento della delibera regionale. Insomma per loro l’impianto deve restare chiuso.

Molti i punti su cui fa leva l’istanza, come ad esempio le indagini sul terreno di fondazione dei serbatoi non rispondenti alle richieste di Arpab e Ctr (Comitato Tecnico Regionale), l’assenza del progetto esecutivo dei basamenti di fondazione dei serbatoi, la mancata accettazione da parte di Eni della prescrizione di Arpab di effettuare il controllo delle condizioni dell’oleodotto entro novembre 2017 e la riapertura del CoVa autorizzata senza prima aggiornare e integrare il piano di sicurezza con le procedure da eseguire in caso di uno sversamento incontrollato di greggio.