TESTATA: La Nuova – 11/02/2017

PORTOGRUARO. Dopo l’apparizione a “Chi l’ha visto?”, il caso Rizzetto torna sulla Rai. La famiglia inoltre ha recentemente aperto anche un fronte civile, parallelo a quello penale, sull’omissione di soccorso per la morte del 23enne Marco.

Sarà un lunedì mattina particolarmente doloroso per papà Giorgio Rizzetto, che pur di avere giustizia per suo figlio tornerà all’East Gate Park di Fossalta, sull’asfalto dove la sera del 2 maggio 2014 il suo Marco è stato tragicamente investito, con una troupe del programma ‘Tempo&Denaro’ che va in onda in diretta su Rai Uno dalle 11.05 alle 12. L’inviato del programma intervisterà papà Giorgio e Armando Zamparo, consulente personale di Studio 3A, la società di patrocinatori stragiudiziali specializzata nella valutazione delle responsabilità che assiste i familiari. Sarà anche l’occasione per illustrare il nuovo atto di citazione in sede civile per l’omissione di soccorso appena presentato dalla famiglia presso il tribunale di Udine. I fatti sono noti: quella fatidica sera Marco stava guidando la sua Ford Fiesta sulle strade deserte dell’East Gate Park quando è stato speronato dal lato del conducente da una Passat che aveva bruciato lo stop. A guidarla la 45enne Rosanna Tabino, di Ronchis (Udine), che dichiarerà di essere da sola in auto e di essere stata inseguita da un’altra auto per giustificare la sua manovra.

In realtà, a bordo con lei (ma lo si scoprirà per caso solo due giorni dopo) c’è anche Daniele Colautto, 55 anni, pure lui di Ronchis. Colautto illeso scappa, mentre Tabino chiama un’amica, il suo medico di base, Angela Scibetta, 49 anni, di Ronchis. Sarà lei lungo il tragitto a chiamare il 118. Giunta sul posto per prima la dottoressa presta soccorso solo all’amica: chiama restando a distanza verso l’auto del ragazzo e, non ottenendo risposte, non si avvicina. L’ambulanza giunge sul posto un’ora e mezzo dopo l’incidente: il medico constata la morte di Marco Rizzetto. L’unica condanna ottenuta dalla famiglia finora è quella a 21 mesi per l’omicidio colposo comminata all’investitrice, che non ha fatto un giorno di carcere: per l’omissione di soccorso, zero.

Colautto è stato condannato a 4 mesi per l’omissione di soccorso nei soli confronti della Tabino, rimasta leggermente ferita. Rizzetto, oltre ad aver formalmente richiesto di riaprire le indagini sulla presenza e il ruolo che avrebbe avuto la terza auto nel causare il sinistro, e quindi la morte del figlio, ha successivamente denunciato per omissione di soccorso anche il medico di base.

In attesa degli sviluppi in sede penale, tuttavia, lo Studio 3A ha individuato anche una complessa responsabilità civile in capo a Tabino, Colautto e Scibetta che ha portato alla presentazione di un atto di citazione presso il tribunale di Udine da parte del legale della famiglia, con contestuale richiesta di risarcimento di tutti i danni morali: la questione sarà illustrata nel dettaglio nel corso del servizio di “Tempo & Denaro”.