TESTATA: VeneziaToday – 10/01/2017

Il caso di Marco Rizzetto torna sulla Rai e intanto si apre anche il “fronte civile”. Dopo quello su “Chi l’ha visto?” trasmesso su Rai 3 lo scorso luglio, alla tragica vicenda del 23enne di Portogruaro dedicherà un servizio anche il programma “Tempo & Denaro”, in onda ogni giorno, dalle 11.05 alle 12, sulla rete ammiraglia del servizio pubblico. “Lunedì 13 febbraio una troupe della trasmissione si collegherà in diretta dalla zona industriale Eastgate Park della vicina Fossalta di Portogruaro, teatro del drammatico incidente costato la vita al giovane, e intervisterà il papà Giorgio e Armando Zamparo, consulente personale di Studio 3A, la società di patrocinatori stragiudiziali specializzata nella valutazione delle responsabilità, a tutela dei diritti dei cittadini, che assiste i familiari. Sarà anche l’occasione per illustrare il nuovo atto di citazione in sede civile per l’omissione di soccorso appena presentato dalla famiglia presso il Tribunale di Udine”, dichiara in una nota la società.

I fatti di quella sera del 2 maggio 2014 sono noti. Il giovane si trova nella zona industriale per provare la sua Ford Fiesta che gli dà delle noie. Mentre procede per la sua strada con diritto di precedenza, viene speronato a cento chilometri all’ora, dal lato del conducente, da una Passat che manca gli stop: a guidarla una 45enne di Ronchis (Udine), che dichiarerà di essere da sola in auto e di essere stata inseguita da un’altra auto per giustificare la sua manovra. In realtà, a bordo con lei (ma lo si scoprirà per caso solo due giorni dopo) c’è anche un 55enne di Ronchis, che intrattiene con lei una relazione extraconiugale. L’impatto è terrificante: Marco resta esanime nell’abitacolo, la donna rimane nella sua Passat, a una decina di metri, con una caviglia rotta. Il 55enne invece esce illeso ma, anziché allertare i soccorsi, fugge, percorre due chilometri a piedi e si fa venire a prendere da un amico, lasciando il ragazzo al suo destino.

“Alle 22.14, mezz’ora-tre quarti d’ora dopo il sinistro, avvenuto tra le 21.30 e le 21.45, la 45enne si decide a dare l’allarme, ma non chiama il 118 bensì un’amica, il suo medico di base di Ronchis – dichiara Studio 3A – Sarà lei lungo il tragitto a chiamare il 118. La dottoressa, la prima ad arrivare, presta soccorso solo all’amica. La prima ambulanza arriverà sul posto più di un’ora e mezzo dopo il fatto, alle 23.18, e il medico che interviene, alle 23.30, non può che constatare il decesso di Rizzetto”. Un decesso su cui ancora si sta cercando di capire quando con esattezza sia avvenuto.

L’unica condanna ottenuta dalla famiglia è quella a 21 mesi per l’omicidio colposo comminata all’investitrice: niente omissione di soccorso. La decisione ha profondamente amareggiato il papà, la mamma e il fratello di Marco, che hanno chiesto più volte giustizia. Per mantenere alta l’attenzione sulla tragedia del figlio, oltre che al Papa, che gli ha risposto per due volte, Rizzetto a novembre ha scritto, chiedendone l’intervento, anche al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha investito del suo caso il Consiglio Superiore della Magistratura. “In attesa degli sviluppi in sede penale, tuttavia, è stata individuata da Studio 3A – dichiara la società in una nota – anche una complessa responsabilità civile in capo ai tre coinvolti nella tragedia e si è arrivati nei giorni scorsi a depositare l’atto di citazione al Tribunale di Udine da parte del legale della famiglia, con contestuale richiesta di risarcimento di tutti i danni morali: una novità che sarà illustrata nel dettaglio nel corso del servizio di ‘Tempo & Denaro'”.

Si spiega nell’atto: “Il mancato tempestivo accertamento delle condizioni nell’immediatezza dell’impatto, nonché la messa in scena attuata per nascondere la relazione extraconiugale, hanno infatti impedito di accertare se Marco Rizzetto, con un rapido intervento dei soccorsi necessari, si sarebbe potuto salvare. Tale incertezza si riflette irrimediabilmente sui familiari, che non potranno mai sapere con sicurezza come e quando il loro caro sia morto, circostanza che incide sull’impossibilità di elaborare il proprio lutto”.